sfoghi

la mia vita e altri difetti

libro, la mia vita e altri difetti

Chi ci passa può comprendere.

Vita, personalità e carattere completamente diversi ma sintomi identici. Un comune denominatore che devasta e non tutti riescono a rialzarsi o a correre ai ripari. L’autrice su questo è stata determinata e decisa…io un pò meno. Ci vuole molto tempo, ma ne occore ancora di più se non si intraprende subito la giusta direzione. Molte volte ci si perde per vie traverse, finti rimedi e cure che tali non sono. La via tradizionale spaventa medicinali compresi, ma è la più efficace.

Il timore di leggere e riportare alla memoria esperienze dolorose, la paura di ricaderci e forse non si è mai del tutto fuori. Ma la conlusione del libro coincide con la cosapevolezza che ho raggiunto, mi rassicura.

Chi ci passa può aiutare.

23 settembre

Stavo pensando che prima di passare all’antirughe questa mi sembra un buon compromesso. Si legge che già dopo i 30 è consigliato usare le creme anti-age, ma io mi sono rifiutata. Quelle le lascio per gli anta. Insomma la “dreamtone” mi incuriosisce poi ho visto anche il prezzo…e mi chiedo se   vale davvero la cifra.

Questo per dire che oggi è il mio compleanno. scoccati i 38 e dopo un consulto con amiche, ho raggiunto la conclusione che fino ai 40 li posso sventolare poi il silenzio. Succede che quando sei ai 38, ormai sei proiettato ai 40 e boh, si festeggia?!. Faccio che i bilanci li posticipo tra due anni, anche se qualche considerazione ce l’avrei già ma per il momento godiamoci ancora gli enta… che è meglio!!. Perché ogni anno c’è sempre l’entusiasmo ma mi sembra sempre più soffocato.

 

differenze

Al primo impatto mi era simpatico, azzurrino a quadretti con il ricamino a lato, le taschine e bottoncini. Il mio pensiero era rivolto alla mia cucciola come sarebbe stata carina con il suo primo grembiulino.

Adesso ho rivisto quel pezzo di stoffa sempre a quadretti, azzurrino, con bottoncini rossi e ho pensato: miiiii altri 8 anni di lava, stendi, stira, riattacca bottoni e ricuci tasche. Io non ce la posso fare, il grembiulino non lo sopporto non mi piace più, anche se dentro Nicolò ci sta benissimo.

E poi, col cavolo che non si sporcano!!… i bambini sudano con quelle fodere.

Sono molto contenta che quest’anno Asia si sia liberata da questo obbligo. Anche se alle medie,  i fastidi saranno altri…ma questo è un altro discorso.

Un caso, una coincidenza…chissà

mentre scrivevo a mio nonno per radio è passata una pubblicità che citava proprio il nome di mio nonno “Luigi” e poco dopo  la canzone di C.Cremonini. La mia attenzione si è soffermata:

“Un giorno, non so dirti quando, ci

ricontreremo io e te,

forse ridendo davanti alle stesse parole…”

I casi della vita, a volte fanno commuovere.

A mio nonno

Finalmente ho trovato il coraggio, sai che non è mai stato il mio punto di forza, di scriverti.

Il 1 maggio del 2010, ci hai lasciato. Ma io ti ritrovo ogni giorno. Mentre raccolgo i pomodori dal tuo orto, mentre rimprovero mia figlia e mi vengono in mente le tue parole …quando da piccola non avevo voglia di andare a scuola e mi dicevi che avevo “la poltronite”. Quando avevi la battuta pronta per ogni occasione anche quelle più tristi e ho capito con il tempo che non bisogna prendersi troppo sul serio. Sei mancato il giorno della festa dei lavoratori e non è un caso, perchè non conoscevi la fatica. Non ti ho mai detto che ti volevo bene perchè non eri da convenevoli. I tuoi gesti hanno significato più delle parole. Quando ci preparavi la colazione con il tè ogni mattina. Quando ti fermavi in autogrill mentre guidavi il camion, per comprarci i “lecca lecca” a forma di ciuccio. Quando ci portavi al mare in campeggio e ti facevamo una testa tanta per portarci in spiaggia. Non sopportavi i nostri capricci e in effetti ne facevamo tanti….e qualche scapaccione ogni tanto scappava, ma la pazienza aveva un limite. I tuoi detti in piemontese che non ho mai ben capito se te li inventavi, tipo il “partito quinto, chi ha i soldi in tasca ha vinto”, c’è qualcun’altro che lo conosce?!

 E porca miseria nonno, quanto è difficile scrivere queste parole senza qualche lacrima!. Tu che non sopportavi i piagnistei non saresti fiera di me ma io di te lo sono molto!. Racconterò di te al mio Nicolò che non hai fatto in tempo a conoscere di persona. Ma che forse vi siete incrociati mentre tu volavi in cielo e lui dopo circa un mese nasceva. Ti sarebbe piaciuto, ha molto del tuo carattere e ci saresti andato d’accordo. Tra l’altro nonno, adesso grazie a te mangio anche più volentieri “le bistecche” sai che la carne a me non piace molto ma tu ne eri ghiotto specie se cruda, penso forse stupidamente che vedere me che mangio la “ciccia” ti renda felice. Eri orgoglioso quando raccontavi di me che da piccola mangiavo di tutto e la mamma mi aveva sorpresa mentre masticavo del polmone crudo appena tagliato e a pensarci adesso, mi viene il ribrezzo. Bò ora “la pianto lì”, perchè i ricordi nei 35 anni trascorsi insieme sono tanti. Ancora un’ultima cosa quando mi sei venuto a trovare in ospedale per la nascita di Asia, tu avevi già seri problemi di salute e comunque non eri il tipo da visite di questo tipo, ma a me si è aperto il cuore quando ti ho visto ed è stato un onore. Quel giorno c’erano tante persone per il lieto evento ma in quel momento avrei voluto qualche minuto solo te accanto a me. 

fare le valigie

Mi piace viaggiare, come alla maggior parte delle persone. Mi piace meno fare le valigie e ancora meno disfarle, come alla maggior parte delle persone.

Devo dire che amo particolarmente le toccate e fuga, brevi soggiorni che interrompono il ritmo caotico della quotidianità e mi ricaricano le batterie. Tempo fa, non mi infastidiva preparare il bagaglio, anzi quasi mi piaceva. Provavo un senso di euforia e mi pregustavo la vacanza che sarei andata a trascorrere. Mi compravo qualcosina di nuovo proprio da mettere in valigia e da usare all’occasione giusta (bè questo continuo a farlo con gioia). Insomma c’era qualcosa di eccitante nel preparare il trolley o borsone che sia. Inoltre sono sempre stata piuttosto efficiente e pratica. Evito il superfluo senza trascurare l’accessorio glam (cappellino per il sole, pochette intonata) o l’outfit per ogni occasione. Senza eccedere ma avendo l’occorrente basic per le diverse situazioni.

 

Ma adesso, sono Q U A T T R O valigie da fare e sempre Q U A T T R O da disfare. E’ come se preparassi valigie per 4 viaggi, mentre il viaggio rimane solo e soltanto uno. Senza considerare, che quando si arriva a destinazione bisogna sistemare i bagagli per poi riprepararli dopo pochi giorni. Mi sembra di passare il tempo a mettere in valigia, togli dalla valigia, rimetti in valigia, ritogli dalla valigia. Vogliamo parlare di quando si viaggia in aereo: attenta al peso, attenta ai bagagli a mano, attenta ai liquidi traportati. Non mi passa più (sarà un caso che ultimamente evito il trasporto aereo?!?!?….NO)

Cerco di ottimizzare il più possibile. Tipo tengo a portata di mano già dei beauty pronti all’uso: quello con le spazzole, la pochette con i prodotti beauty in mini taglie, pochette make-up e borsello medicine. Magari aggiungo e tolgo secondo l’esigenza. Così anche quando rientro non devo disfare le varie pochette ma le ripongo nella cassettiera.

Sto cercando di estendere la tecnica anche per altro. Tipo attrezzatura mare, già in un borsone dedicato. Così come attrezzatura montagna e via dicendo. Come i teli mare, dopo averli lavati anziché riporli nell’armadio li ripongo nella borsa dedicata.

Piccoli espedienti che un po’ mi aiutano ma sono in cerca di altri suggerimenti per velocizzare e sollevarmi dall’inevitabile incombenza delle valigie.

 

MULTIPIANO

Arrivo al parcheggio multipiano, dopo una lunga, lunghissima giornata in ospedale. Stanca, affaticata dopo km. a piedi, sono le 9,00 di sera passate. Mi avvicino alle macchinette per pagare il ticket. Introduco il biglietto, poi la banconata da 50 e me li sputa fuori. Inizio ad agitarmi, riprovo ma niente da fare. Cerco di mantenere la calma, ravano nel portafogli, tiro fuori i 5 euro, espulsi pure quelli. Ormai la calma l’avevo persa. Sola in un parcheggio infinito quasi completamente svuotato, con la vista annebbiata leggo un cartellino con su scrittto che le nuove banconote da 5 non sono accettate. IL PANICO….non so che fare, il cell non prende naturalmente. Fuori non ci sono negozi o bar/tabaccherie, nada de nada. Vorrei piangere, dopo la tensione accumulata per tutto il  giorno, mi contengo, voglio solo riprendere la mia macchina, guidare per andare a riabbracciare i miei bimbi e tornare a casa. Invece, sono bloccata davanti ad una cassa automatica alla quale vorrei tirare le testate. A fatica trattengo le lacrime.

Entra una famigliola, chiedo se per favore mi cambiano 50 EURO, ma coi tempi che corrono chi si fida cambiare dei soldi a una sconosciuta, alla sera, in un sotterraneo. La mamma mi risponde evasiva e mi allontana. Ero disperata e probailmente ad un certo punto il papà si rende conto della mia difficoltà, ci ripensa e mi salva dicendo ” ma si forse, ho qualcosa”. La provvidenza mi è venuta in aiuto ma io ero ancora così agitata che sbaglio pure piano e non trovo la macchina. Ok, quando troppo è troppo. Cerco di recuperare un briciolo di lucidità, faccio mente locale, salgo un piano e vedo la mia MODUS color oro brillante, l’unica auto rimasta. Un miraggio, mi viene voglia di abbracciarla. Quasi mi commuovo. Salgo veloce sulla mia auto e mi dirigo spedita, senza cena e forse senza anche avere bevuto un bicchiere d’acqua per tutto il giorno a recuperare i miei figli per dirgli che il loro papà ha superato l’intervento, è sveglio e sta bene.

Affanni

Riflettevo sul fatto che vedo molto genitori affannati per incastrare il saggio di danza della figlia con il torneo di calcio , il campionato di nuoto, tennis, basket e tiro con l’arco. Mentre io mi affanno per conciliare l’uscita di scuola dei miei figli con l’entrata in ospedale del marito.

Insomma a ognuno i suoi affanni, spero vivamente dopo il 5 giugno di potermi affannare per qualcosa di più leggero. Perchè io tutto sto peso, mica lo reggo!!

 

l’abbiamo perso

Di fatti di rilevanza importante nella vita di un bimbo, sicuramente c’è la perdita dei ciuccio. Di solito è premeditato e studiato l’evento da tutta la famiglia, in modo da essere preparati al fatidico momento. Ma nel ns. caso, anche se in qualche modo immaginato, non era assolutamente premeditato. Ci è capitato così per caso, durante un momento di svago e di distrazione che il ciuccio è andato perso.

Potete comprendere la frustrazione, diciamo disperazione misto momenti deliranti e di isterismo totale di Nicolò. Insomma sono stati giorni difficili e notti in bianco…

ma il 7 APRILE 2013, Nicolò ha perso definitivamente il ciuccio!! 

PASQUA

Ogni tanto le piccole sfighe bisogna prenderle con un sorriso. In autostrada ci accorgiamo che la macchina ha un problema elettronico  e in salita arranca a fatica su per le montagne, ci supera anche la pandina. Al telepass la barra anzichè alzarsi si abbassa ripetutamente e  arrivati a destinazione tutte le farmarcie erano chiuse. Tutte tranne una, ma ovviamente il medicinale richiesto era esaurito.

Ma in compenso la giornata era spettacolare, un cielo terso, un azzurro intenso e un sole anche se non caldissimo splendente e le giornate così sono rarissime. Anche ai 40 km all’ora era meraviglioso guardare fuori dal finestrino con il sottofondo di Califfano.

Questa è stata la ns. Pasqua che è già volata via.